BREATHING UNDERWATER

ultimo giro di bevute. il bar sta chiudendo, il sole se ne va. dove andiamo per colazione? non troppo lontano. sono stanco amore. sono stanco.

lunedì, novembre 23, 2009

La Fatica Delle Parole.

Il campanile della chiesa di Vidigulfo è sempre stato un punto di riferimento importante, geograficamente parlando e non solo; sono passati tanti anni e la sua imponenza è cresciuta a dismisura. Nel 2004 il tempo sembrava essersi fermato; la vita di paese con tutti i suoi rituali mi aveva per la prima volta affascinato in una gelida mattina di febbraio, la gamba ingessata e Battisti alla radio con "Ancora tu". Poi passò del tempo. E del tempo ancora. Fino all'ultima mia apparizione, datata qualche giorno fa.
Mi guardo intorno, e di quel vecchio cortile poco è rimasto. Ci sono ancora i panni stesi in comune, c'è ancora la possibilità di arrivare ovunque a piedi nel giro di pochi metri. Ci sono le persone che chiacchierano in bicicletta e la sensazione che tutto sia lento, lentissimo, quasi immobile. C'è un silenzio clamoroso, che ha sempre stimolato indicibili pennichelle (ma la notte quel silenzio non ha mai aiutato).
Parto dal campanile e con la mente viaggio in lungo e in largo scavando nella memoria: le vacanze di Natale di mille anni fa, con mio cugino per i fossi a pescare le rane, sparare i miniciccioli, giocare alle Olimpiadi su un pc dell'IBM dell'anteguerra: che felicità... ma dov'è finito tutto quanto? I pomeriggi a bighellonare, gli amici di mio cugino che parlano in dialetto e io non capisco, le assurde regole che dominano la comunità, i ritmi completamente sballati, la gioia di sentirsi legato agli altri pur essendo diverso.


Un attimo dopo sono allo Shu, nell'angolino vicino al nostro divanetto, mi sono appena scolato un vodkallapescalemon ed è tornata la voglia di ballare; mi avvicino alla MorosonaDolce, mi faccio stretto stretto, la guardo e vorrei dirle un miliardo di parole ma non ne esce nemmeno una. Mi abbraccia mi stringe mi accarezza, mi chiede che c'è ma niente, faccio troppa fatica. Ci metto un po' a smaltire i miei pensieri, mi faccio un giro, poi torno, la riprendo, sorrido. "More mi dispiace, ma io non mi sento come tutti gli altri, non lo so, non so come non so perchè, ma io sono diverso. E mi dispiace. E mi dispiace perchè ci vorrei provare, ad essere come tutti gli altri, ma sento che non ne sono e non ne sarei mai capace. Mai e poi mai. Io mi sento diverso ed ho paura, una paura fottuta di trascinarti verso una strada... che non è quella giusta. Io. non lo so, mi sento... diverso."

Ma moroso, tu sei diverso. Tu sei il mio Morosone Bello, e non devi cambiare, perchè nessuno mai potrà essere stupendo come te.

sabato, novembre 21, 2009

Don't Forget.


venerdì, novembre 20, 2009

Prima Volta A Casa Del Bagnino (E Chi Se La Scorda Più).


lunedì, novembre 16, 2009

Orione - Muggiano 1-2

Ieri per la prima volta mi è apparso tutto nitidamente. E' stata una sorta di rivelazione, di epifania nel vero senso della parola. Ci ho ripensato mentre tornavo a casa coi piedi freddi e quella pioggerellina fastidiosa dei giorni più grigi. Ieri ho avuto la certezza che smettere col calcio non è stata la scelta giusta.

Arrivo presto all'Orion Trafford, mezz'ora prima della partita, perchè voglio salutare i raga per bene. Il buon Ringhio relegato in panchina insieme a Sfo, Krepa in campo con la fascia da capitano, tanti altri ex-compagni con la maglia del Muggiano. Gli amici in maglia azzurra e la certezza che il Krepa mi regalerà un gol. "Mi metto là nell'angolino Simo, quando segni sai dove trovarmi". Ma chi ci crede.


Ma ripensare a tutto quanto adesso, no, non può aiutarmi. All'epoca, bè, la scelta fu più che giustificabile. Il calcio mi aveva dato emozioni, amici, valori: tutto quello che si poteva chiedere, io l'avevo ricevuto. Ma poi era diventata una faccenda complicata, le motivazioni non erano più quelle di un tempo e la decisione di smettere arrivò con leggerezza. Mi sembrava impossibile stare dietro a tutto quanto; in quel periodo, effettivamente, questo ragionamento aveva un senso. Gli esami da dare in quel settembre 2003... tutti e tre passati, con un 30 a chiudere il filotto. La scelta di non proseguire la carriera, trasferendomi coi miei compagni al Muggiano, era stata azzeccata. Il calcio mi toglieva troppo tempo, non me ne regalava più.

La partita inizia e gli spalti si riempiono: non c'è il pubblico delle grandi occasioni ma un sacco di gente che non vedevo da anni è lì insieme a me. Si commenta, si ride, faccio il cinema ma sono teso, tesissimo cazzo. Non è una partita come le altre, ne ho parlato con Ringhio in questi due mesi e lo so bene quanto sia importante per tutti noi. L'inizio è difficile, squadre compatte, Karletto si mangia un gol su percussione di Allucchio ma si sa, lui fa i gol "da mezzo metro, a porta vuota", come recitava quel coro da me inventato. Sarà stato il 2002, che ne so.

Poi venne la frattura. Un incidente che può capitare, tutto sommato. Era l'inizio del 2004 e a quel punto capii che c'era soltanto una cosa da fare: guarire, aspettare un anno, farmi rioperare per togliere la placca, infine tornare a giocare. I dieci giorni d'ospedale fecero crescere in me questa convinzione, ed io l'avrei perseguita. Ci voleva tanto tempo, ma io ce l'avevo. Ora sì, il calcio sarebbe tornato a farmi guadagnare tempo anzichè farmelo perdere. Non ero pronto, ma lo sarei stato.

L'Orione subisce una perdita importante per infortunio, ed il Muggiano ne approfitta. Punizione sulla destra, dico ai miei compari (tra i quali TorinTorello) che è l'ora del gol del Krepa. Si mettono tutti a ridere perchè dai, chi ci crede. Parte il cross. Traiettoria non impossibile per il portiere, che però non esce. Non esce non esce non esce e la palla sta andando là in fondo, dove prima c'era un marasma di persone e ora c'è soltanto... il Krepa. Pum sbuca proprio il Krepa proprio lui cazzo proprio sotto la curva proprio ora, sbuca come alce che esce di foresta, la palla è in rete comincio a gridare come un pazzo mi arrampico sulla rete gridando SIMOOOOOOOO SIMOOOOOOO SIMOOOOOOOO ANDIAMOOOOOO SIMOOOOOOOOOO, guardo Giorgino che esulta come una bestia, stringo il pugno perchè io sono lì con loro, gli altri spettatori intorno a me assistono attoniti alla mia pazza esultanza ma non c'è trippa per i gatti, ha segnato il Krepa 0-1 palla al centro. E andiamo.

Passò un anno e mi ripresentai al San Carlo pieno di speranza e determinazione. Molti mi giudicarono folle, ma io sapevo che dovevo rioperarmi, altrimenti non mi sarei mai e poi mai perdonato. La placca nella caviglia mi limitava i movimenti, ed io non potevo mollare così, lasciando qualcosa di intentato. Non c'erano certezze sul futuro della mia articolazione, ma a me non interessava, mi sarei operato punto e basta. Andò bene. O così pensai. Ci furono delle piccole complicazioni legate ai punti e alla ferita che non si chiudeva mai, ma niente poteva atterrirmi. Arrivò giugno, tra una storia e l'altra. Erano passati 18 mesi dal giorno della frattura. Non capivo la reale situazione della caviglia, e pensai che dovevo metterla alla prova tornando a giocare in una società adatta alle mie esigenze. Pensai che la Nabor potesse fare al caso mio. Ci si allena in maniera blanda, si gioca su ritmi diversi rispetto al campionato FIGC, è l'ideale per tornare a fare sport. Era tutto perfetto. O così pensavo.

Un altro infortunio per l'Orione, un'altra occasione per il Muggiano. Ancora un cross pennellato dalla destra, stavolta il portiere biancoblu ci mette del suo non trattenendo un pallone comodo comodo. E quando la palla rimbalza a pochi metri dalla porta sguarnita, bè, chi volete che ci si fiondi. Karletto Kolo, che cazzo esulti, per i tuoi gol meriteresti solo insulti, da mezzo metro a porta vuota, e via dicendo per un coro che in doccia non ci stancavamo mai di cantare. Hey ragazzi, lo sapete che siamo 0-2 e sto godendo come un pazzo? Palla al centro ma non c'è trippa per i gatti. Hanno segnato due ex, classe '81 il Krepa classe '84 Karletto. Che non si dica che il messaggio non è arrivato forte e chiaro.

I primi mesi furono un po' sfortunati, per colpa di un problema muscolare che si rivelò più serio del previsto. Il gruppo però era buono; qualcosa non mi convinceva ma alla Nabor stavo bene. La caviglia non sempre dava le giuste risposte, ma era troppo presto per parlare. Organizzammo pizzate, qualche uscita, mi sentivo bene anche se giocavo poco. Arrivò la neve a gennaio ma noi eravamo sul campo ad allenarci. Alcuni giorni sentivo un dolore insopportabile, allora non riuscendo a calciare di collo pieno dovevo inventarmi giocate assurde, come quel famoso gol di puntazza all'incrocio dei pali che Robbinho se lo sogna ancora la notte. D'altra parte se Iniesta può giocare una finale di Champions senza poter calciare, io potevo benissimo giocare nella Nabor calciando solo di piatto (o di punta). Ma qualcuno la pensava diversamente.


L'inizio del secondo tempo è un arrembaggio dell'Orione, che riesce anche ad accorciare le distanze e ricevendo un insperato regalo da parte del Muggiano: il numero 8 si fa espellere come un deficiente e la partita è riaperta. C'è da soffire ed il Krepa deve gridare a più riprese per calmare i suoi. Il grande capitano è sempre l'ultimo ad abbandonare la nave.

L'esordio da titolare arrivò quando ormai era marzo. Giocammo a Canegrate, contro una squadra che stava molto in alto in classifica. Mi ero riciclato come punta perchè il fiato non era più quello di un tempo, ed il mestiere di centrocampista, mia indole e passione, non faceva più per me. Come punta non ero certo irresistibile ma le mie giocate geometriche aiutarono spesso la squadra a distendersi: con Vanni là sulla destra era una goduria, lanciavo a occhi chiusi e lui ci arrivava. Alla fine del primo tempo chiesi il cambio. Ero distrutto. Ricevetti i complimenti per la prestazione, ma una volta tornato a casa mi convinsi che era finita. Se quella era una buona partita, allora io col calcio non c'entravo più niente. La settimana successiva al Rolling incrociai lo sguardo della Divina. Mollare il calcio fu tremendamente semplice.

Anche l'Orione è rimasto in dieci ora, e l'inerzia della gara spinge i granata verso il possibile match-ball. Corbi da parte biancoblu è l'uomo più pericoloso, ma la retroguardia del Muggiano è pressochè perfetta. La spinta dei padroni di casa si esaurisce. In curva si mugugna contro l'arbitro, ma la realtà è che il Muggiano dei miei ex-compagni è più squadra. Soffro per un quarto d'ora, la partita sembra non finire mai. Al fischio finale è una goduria immensa. IMMENSA.

Inutile negarlo, c'è stato qualcosa di speciale in questa partita. Che abbia segnato proprio il Krepa, l'uomo simbolo del Muggiano e l'unico rappresentante degli '81 effettivamente in campo, bè, è proprio l'apoteosi. Noi dati sempre per finiti, ci accusarono di giocare contro l'allenatore, di pensare solo ai cazzi nostri perchè avevamo la testa altrove; quando il nostro sogno era di continuare ad indossare la maglia per la quale avevamo sacrificato tutto.


Ieri bisognava essere in campo, e mi spiace per l'amico Ringhio che non è entrato. Capisco la sua delusione e racconto queste mie sensazioni. Perchè ieri, tornato a casa, sono rimasto per quattro ore sdraiato sul letto con lo sguardo fisso al soffitto, pensando che se non avessi mollato sei anni fa, bè forse ieri sarei stato in campo. Insieme al Krepa, ad abbracciarci nel fango sotto la curva come quando avevamo sedici anni. La più bella vittoria calcistica è allo stesso tempo una devastante sconfitta morale.

Davvero grazie, Simo. In quel gol c'erano i miei nove anni passati insieme a te all'Orione.

lunedì, novembre 09, 2009

Una Sorta Di Opera d'Arte.

Oggi uno dei miei fantastici bambinetti, MB detto "Semola" (il soprannome gliel'ha dato Ringhio, non chiedete a me), è riuscito, in partitella, a calciare fuori una palla che gli ballonzolava davanti a 30 cm dalla porta. Cioè la palla, in quella cavolo di porta, ci stava pure entrando. Invece Semola, da attaccante navigato, da funambolo dell'area di rigore, è riuscito miracolosamente a calciarla fuori. Ripeto, dalla distanza di TRENTA CENTIMETRI. Compiendo tra l'altro un gesto tecnico teoricamente impossibile, un autentico paradosso fisico tipo il volo del calabrone. Si è infatti prodotto in una contorsione busto-anca-ginocchio-caviglia che se ci riprova si lussa perfino l'orecchio. Gli anziani della Casa di riposo che hanno assistito alla scena si sono commossi. Una cosa mai vista su un campo di calcio, perlomeno dai tempi in cui TorinTorello calciando un rigore sul campo della Murialdina provocò l'atterraggio d'emergenza di un Boeing 767 in quel di Linate.

Ecco, a fine allenamento sono venuto a sapere che la mamma di tal fenomeno (Semola, non Torello) si è lamentata perchè non convoco mai quella sorta di genialoide del calcio che si ritrova come figlio.

Sono cose che mi fanno sempre un po' pensare.

giovedì, novembre 05, 2009

Wesley Sbuca Dal Nulla.


















Io non lo so da dove sia sbucato Wesley alla fine. Non lo so davvero. Ho visto la partita in condizioni abbastanza precarie, non lo so come ho fatto a intravedere il gioco, raiuno non si prendeva per cui è stata una sofferenza immane, centuplicata dall'effetto vedo-non vedo. Per lunghi tratti ho dovuto cercare di capire dall'intonazione di Bagni e Cerqueti la pericolosità delle azioni. E alla fine è sbucato Wesley, non so come, non so da dove. Ma è sbucato proprio al momento giusto, quando più serviva. Non vedevo i minuti scorrere in alto a sinistra, e questo ha reso la partita ancora più carica di ansia e smarrimento. Finchè poi, appunto, ho sentito Bagni gridare che la palla era in rete. Sono rimasto in piedi cinque secondi, immobile, tentando di capire se Bagni si era scolato una bottiglia di vodka alla goccia per scaldarsi oppure se effettivamente la palla fosse entrata. Wesley. Ho capito dopo tre minuti che il gol era suo, grazie al messaggio di Fabri. Certo oggi abbiamo imparato che a volte, soffrendo, si riesce anche a portare a casa il risultato. La qualificazione è, allo stesso tempo, incredibilmente vicina eppure complicatissima. Ma ci penseremo tra una ventina di giorni. Che cazzo di partita.

mercoledì, novembre 04, 2009

La Vita E' Un Viaggio Lento Ragazza Mia



martedì, novembre 03, 2009

Ma Da Oggi Un Po' Meno.

Io sono un uomo libero,
nè destra nè sinistra,
sogno ancora credendo di pensare,

sogno ancora coi gomiti affacciato alla finestra
affacciato alla finestra.

La vita è un ballo verticale
s'impara un passo al giorno

il prezzo dei passi sbagliati è un brutto foglio di viaggio
e non c'è ritorno
e non c'è ritorno.

lunedì, novembre 02, 2009

Non Devo Mangiare Le Dixie Prima Di Scrivere Al Pc.

Mi piacerebbe perdermi di vista. Lasciarmi perdere per un po', disinteressarmi delle mie stesse storie, degli sbattimenti dei traumi delle relazioni. Mi piacerebbe perdermi di vista e rincontrarmi, che so, dopo qualche mese, col gusto di chiedere "allora, come va?" sapendo che non è una frase di circostanza. Vorrei abbandonarmi per vedere l'effetto che fa il ritorno, il sentirsi ancora uniti, ancora amici nonostante tutto, ancora profondamente legati alla faccia del tempo che passa e le strade che si separano. Vorrei non sapere dove sono, cosa faccio, vorrei immaginarmi, in una notte d'ubriachezza, in quale casino potrò mai essermi ficcato; vorrei scrivermi un messaggio delirante alle cinque del mattino aspettando una altrettanto diabolica risposta. Vorrei sentire la mancanza di me stesso, pensando che quando c'ero, bè, era proprio tutto diverso. Vorrei rivedermi dopo qualche tempo e scoprire quanto mi voglio bene, dopo tutto. Vorrei perdermi di vista e non sentire nemmeno parlare di me, se non sporadicamente; vorrei sapermi travolto e trafitto in una miscela di episodi vaghi, misteriosi, a tratti inspiegabili. Vorrei vedere l'effetto che fa. Sono convinto che alla fine sarebbe una grande storia.

Non mi resta che sparire.

venerdì, ottobre 30, 2009

Stase Comple Diego, Buffet A Casa Sua


Bisogna Accorgersene.

Oltre ad una quantità indefinibile di fenomeni (che non capiscono le battute sul blog della Mary), in giro c'è anche e soprattutto l'influenza.

sabato, ottobre 24, 2009

Perderemo Ancora, Come Quella Sera...

Domani ho la partita contro l'Accademia Inter. Non sono più il mister di una volta, non compro più Sport&Sprint per sapere com'è la classifica e via dicendo, ma affronto ogni partita come fosse la prima di campionato. Il buon Ringhio ne è fiero. E poi la tipa che mi chiamava dalla redazione aveva la mia figurina -insieme a quella di Di Canio- attaccata al pc. Questi della Prealpina invece, figurati! Anche se lo ammetto, è sempre divertente fare la cronaca della partita. Io parlo sempre bene anche degli avversari, non so se la cosa sia reciproca ma chissenefrega. In tanti anni di carriera ho litigato solo con l'allenatore della Virtus Binasco, sono un tipo pacifico tutto sommato. Ringhio ne è contento. Dopo la partita ci faremo una birretta al bar dell'oratorio -anche se non c'è più Franchino- e poi ci dirigeremo a casa sua per una carbonara in compagnia (ma chi ci crede). Il resto verrà da sè.

Tra l'altro, domani torna nei ranghi anche la nostra punta di diamante, al quale avevamo dato una giornata di squalifica per aver scalciato un compagno a terra. Quel raptus di follia ci è costato tre punti sabato scorso, ma tanto nessuno di noi ha mai visto la classifica, quindi fa niente.

Domani sarà dura ed il risultato è praticamente scontato, ma non ha molta importanza. Quando i miei ragazzi scendono in campo al sabato indossando i colori dell'US Orione, io so che tutto questo ha un senso. Ed è l'unica cosa che conta veramente.


giovedì, ottobre 22, 2009

La Curiosità Uccise il Lettore Accanito.

Inizio la serata bevendo poco, pochissimo, un amaro e poi niente per un'ora e mezza, difatti a mezzanotte sono fresco come una rosa. Da lì in poi il ritmo si alza fino a diventare vorticoso intorno all'una e mezza, colpa del Southern Comfort (uno, due tre, quanti?) e dei chuputini di vodka alla menta insieme a Joop. Ero partito così bene che sono finito mediamente 'mbriaco: allegro, abbastanza in forma, comunque fattissimo. La Morosona a quel punto corre fuori per raccontarmi cosa accade nel locale, ma è proprio in quel momento che mi accorgo di non farcela quasi più: "more, sono affari loro". Ma come, ma ti rendi conto?, ma cioè ma dai ma insomma!, la tenera Morosona è agitata, sconquassata dalla visione di ciò che sta imbarazzando non solo lei. Ma io non ho altre parole che oh senti minchia son cazzi loro.

Mi sveglio la mattina dopo e ci sto abbastanza dentro. Mattinata tranquilla, pochi ricordi confusi della festa, pranzo domenicale a base di brasato, polenta e risate, poi vado a farmi un pisolino che va sempre bene. C'è ancora la Morosona insieme a me, che bello.


Poi ad un tratto mi risveglio dal sonnellino e mi sembra di essere in un incubo. ODDIO, MA IERI E' SUCCESSO QUEL CHE MI RICORDO??? MORE MA... MORE TU SEI VENUTA A DIRMI UNA COSA IERI SERA, ME LA SONO SOGNATA O E' VERA??? ODDIOOOOO ODDIOOOOO!!! AHHAHAHA NOOOOOOO AAAAAAAAAAAAA STO MALEEEEEEE, e lei che se la ride e rincara la dose eh sì io ero scandalizzata e mi sembrava strano che a te non importasse... ma ti dico che è stata una scena scandalosa!!!

Ora io lo so che mi darete del bastardo, ma non posso proprio raccontarvi di preciso cos'è successo all'interno del Dundas cafè sabato notte. Sappiate che la mia reazione, ancora adesso a giorni di distanza, quando ci penso è: OOOOOMMIOOODDDDDIOOOOOOO MAAAA AAAAAAGHHHHHHH MA COM'E' POSSIBILEEEE AAAAAAAGH NON FARMICI PENSARE TI PREGOOOOOOO DIO MIOOOOOOOOOOOOOOO!!!


E non sto esagerando...

martedì, ottobre 20, 2009

Stai Male, Sto Male.

Mi sono perso Parnassus. E pure l'allenamento degli sbambinetti. Ho sudato sulla 61 stamattina, e sono arrivato in portineria, poco prima di risalire a casa, completamente esausto. Col cappuccio in testa per tenerla calda e con la testa al caldo di quest'estate per non raggelare anche l'anima. Il resto è una storia di Tylenol, Fluimucil e Tachipirina. La solita storia, verrebbe da dire. La storia che mi interessava però era quella di Parnassus, che invece mi sono perso. Pinketts direbbe che il lupo perde il pelo ma il vizio ce l'ha l'agnello, ed io continuo a perdermi qualcosa, qualcuno, spesso me stesso. Nemmeno il Bagnino oggi voleva rispondere al telefono. Un po' come faccio io quando leggo "Numero privato". Un vizio d'altri tempi, un vizio sempre attuale. Come quello di ammalarsi ad ottobre. Perdere Parnassus non è un dramma, direte voi. Nemmeno rimanere coerenti con se stessi, in fondo. Domani starò un po' peggio, ma state tranquilli perchè la situazione non è seria. Tutto, fuorchè seria. In pratica, un film già visto. Anche se non è Parnassus.

sabato, ottobre 17, 2009

"Que La Chupen, y Que La Sigan Chupando."

Diego sei stupendo.


La Foto Non Mente E Nella Foto Sei Tu.

Sono andato a prenderla con il mio arrogante pickup nero.
Per l'occasione ho anche rispolverato l'album capolavoro di Junior Jack regalatomi dal peggior ballerino d'Albania. Però non l'ho sparato a manetta.
Una gitarella notturna, subito dopo la birretta da Ringhio ed i suoi preziosi insegnamenti: "non si può vivere con la paura".
Ora ascolto Anywhere is di Enya per l'ultima volta. Poi Spirito dei Litfiba e me ne vado a nanna.
E sarà come addormentarsi nel magico millenovecentonovantasei.

Se non fosse che.

venerdì, ottobre 16, 2009

La Memoria Che Aiuta.

Io lo dico sempre che non bisogna mettersi a scrivere alle due di notte.
E dico sempre anche che certe porte non andrebbero mai aperte; che poi siano porte fisiche (vedi stanza di Travedona) o metaforiche (vedi archivi di Breathing), poco cambia. Certo le porte metaforiche, e metafisiche, fanno un po' più male. Un po' come chiudersi un dito nella porta. Sono cose che succedono, e in fondo chi se ne importa. Ma il discorso cambia se la porta te la sbatti in faccia da solo. Questo è un altro discorso.
E allora cos'è questa sensazione di vuoto se non la certezza (ma non si vive di certezze, cazzo, questa è l'unica certezza di cui vivo) che qualcosa sta per succedere? Qualcosa domani, o forse dopo, o forse la settimana prossima... Intanto, dopo aver beccato mille persone e personaggi al Dundas giovedì scorso, mi appresto a beccarne altrettanti (nei sogni!) questo sabato, che il peggior bar di Caracas a venti minuti dal Duomo di Milano compie sei anni. Sei anni vissuti pericolosamente insieme a me e al Bagnino, che un pomeriggio di ottobre mi disse: "ti porto in un posticino che ho appena scoperto, vedrai, ti piacerà". Quel cazzo di posto non mi è mai piaciuto, ma questo è un altro discorso.
Poi cos'è questo costante sforzo di dimenticare e ricordare tutto? Come si fa a ricordare il mondo intero, e come si può invece al contrario dimenticare un singolo evento, una sfumatura, un appiglio dell'anima? Non ricordo l'ultima volta che ho mangiato gli gnocchi al ragù, potrebbero essere passati secoli o forse no, non ricordo l'ultima volta in cui ho pensato "hey, in questo momento è tutto magicamente in ordine", però ricordo la prima lezione della mia professoressa di Lettere in prima media: ci dettò Autunno di Vincenzo Cardarelli e da sedici anni ogni volta che a Settembre piove mi torna in mente quella mattina grigia e quella prima lezione, emblematica e sopraffina. Ma dimenticare una poesia, no, non si può, anche se parla di un amore malato, anche se inizia con un bacio e finisce con un addio nemmeno urlato; e neanche sussurrato. La memoria non fa altro che ingannarci e l'unico antidoto è buttarsi a capofitto in ogni ricordo per destabilizzare la nostra stessa coscienza. Solo così ci si può sentire veramente liberi, veramente padroni di noi stessi. Ma questo è un altro discorso. Io non devo rileggere quel che ho scritto in quel preciso periodo, lo so punto e basta; siamo cambiati, sono cambiate tante cose, l'Autunno di Cardarelli presagiva un Inverno di morte mentre io ho la certezza (ma di quali certezze si può vivere?) che domani sorgerà di nuovo il sole. Forse anche questo è un altro discorso. Chissà se stai leggendo.

martedì, ottobre 13, 2009

E Frank Era Indubbiamente Un Uomo, In Tutta La Sua Debolezza.

Ogni tanto Fabri mi tira in mezzo con le sue domandine sullo sport che diventano costantemente motivo di dibattiti e risate. Stasera mi ha chiesto quali sono i calciatori che più mi esaltano in questo periodo, ed io non ho saputo rispondere perchè, queste le mie parole, a me piacciono quelli tipo Djalminha (un uomo capace di tirare una testata in faccia al proprio allenatore durante un allenamento). Fabri si è messo puntualmente a ridere.

Se mi avesse chiesto il ciclista che più mi ha esaltato negli ultimi dieci anni, bè, a parte ovviamente il magico Pantani non avrei avuto dubbi: Frank Vandenbroucke.

Di lui si sono dette davvero tante cose, sin dagli esordi, circa dieci anni fa. Che era l'erede di Merckx. Che era più forte di Merckx. Che tutti avrebbero perfino dimenticato Merckx perchè Vandenbroucke avrebbe riscritto la storia del ciclismo. Vandenbroucke in effetti era un bel corridore: forte, fortissimo, precoce e dirompente... ma un po' pazzerello.

Si disse che quando si mollò con la fidanzata storica, i suoi genitori lo buttarono fuori di casa e addirittura proposero alla povera fanciulla di trasferirsi a vivere da loro. Perchè Frank era completamente fuori di senno, un pazzo furioso. Un ragazzo strano, un ciclista che doveva ancora dimostrare tutto. Un ciclista che ho amato da subito.


Frank però non è riuscito a dimostrare quello che voleva, o che forse gli altri volevano lui dimostrasse. Dapprima si è distrutto la carriera con le sue mani con storiacce di flebo, pastiglie e droghe varie. Poi ha cercato di rientrare nel giro, a volte partecipando a corse sotto falso nome per via delle squalifiche per doping. Non poteva gareggiare, ma lo faceva lo stesso per far vedere che si stava ripulendo, che era ancora un atleta.

Frank Vandenbroucke era uno di quei personaggi dei quali la maggioranza degli sportivi farebbe volentieri a meno. Uno di quei personaggi che però meritano la mia attenzione, nonchè la mia totale solidarietà.

Solo che Frank non correrà più. Se n'è andato a trentaquattro anni. Senza aver cancellato il nome di Merckx. Senza aver vinto tutte quelle corse che dovevano essere sue. Molto prima di quanto tutti si potessero aspettare.


Io non ci credo, nel destino. Credo solo nelle storie degli uomini.

lunedì, ottobre 12, 2009

Fenomenale. We Stare You Down!

I’ve seen your photo, your photo don’t look a thing like you
I’ve seen your photo for a second I could see right through
I rubbed my eyes, swear that they must be telling me lies
But that’s you in the photo and the photo don’t lie
We get around, we get around
We stare you down from the walls
We get around, we get around
On your call, on your call

domenica, ottobre 11, 2009

Missing Who.

Mi sono seduto sul muretto mentre Caesar era dentro che suonava. Caesar è il mio dj preferito dopo Villalobos, lo sanno tutti. Anche se, dopo quella domenica sera di pioggia in quel di Trave, l'hombre monzese non ha mai più ritrovato lo stesso feeling. E allora mentre è lì che smanetta con We don't need another hero, io mi siedo fuori a prendere un po' d'aria fredda, che dentro si suda. Si suda e non va bene. Oggi a Nick sarà toccato di portare il vetro da solo, giù per la stradina che così tante volte abbiamo fatto insieme. Gli sarò mancato, credo. Un po' come sono mancato a me stesso. In questo weekend faticoso, pieno all'inverosimile di Pinot Nero e gesti sinceri, di Billy Corgan e risate col Perkovic. Domani voglio tornare ad essere presente. Presente a me stesso. Là sul muretto mi sono accorto che mi sono davvero mancato.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Stavolta Due Ore e Ventiquattro Minuti.

Diventa sempre più difficile volermi bene

lunedì, ottobre 05, 2009

A Future Journey Into Outer Space


venerdì, ottobre 02, 2009

Ed Una Stretta Forte Della Mia Mano

La nostra stanza negli alberghi tristi
dove la notte calda ci scioglierà
come un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon...

Esistono tempi perfetti e parole perfette. Persone perfette ed artisti perfetti. Esiste Paolo Conte e la sua incredibile musica fatta di malinconia e dignità. Esiste la sensualità delle vite disperate ed il dubbio che la strada percorsa sia servita a qualcosa. Io non lo so, non lo so ancora ma vorrei tanto scoprire qualcosa di più. Prendo quel che viene ma rimpiango quella nottata finita con una foto sul materasso per strada in Forze Armate. Mi godo quello che mi prendo, mi prendo più del dovuto, mi preoccupo solo del passato e qualche volta, sì, anche del presente. Paolo Conte, ancora lui, e questa canzone che mi fa venire sto magone inestirpabile. Abbiamo corso talmente tanto che non ci ricordiamo più nemmeno da cosa stavamo scappando. E questo non è un bene. Stringerò forte la MorosaDolce; che almeno lei riesca a non farmi volare via.

giovedì, ottobre 01, 2009

Se Becco i Controllori Mi Metto A Ridere

Il piccione era lì di fianco a me, sdraiato, immobile. Abbiamo passato insieme una decina di minuti, nel fresco di una serata già autunnale. Immagino stesse aspettando la 78, perchè sulla 49 insieme a me non ci è salito. Ma chi voglio prendere in giro. L'ho lasciato da solo a godersi i suoi ultimi istanti, che avrà vissuto con grande paura per via dei rumori delle macchine che sfrecciavano sul vialone. Mi sono buttato, dopo un quarto d'ora, nel cuore del Dundas e ho cercato di affogare il piccione in una birra media. Ma era la quarta e non faceva più nessun effetto. Ho scosso la testa appena mi sono seduto sull'autobus, ero senza biglietto ma non per questo preoccupato. Se tutto quanto ha un senso, anche la vita di un piccione, allora ce l'ha anche la strana sensazione che mi ha assalito mentre percorrevo via Inganni. Il problema non è mai "se", ma sempre e soltanto "perchè".

martedì, settembre 29, 2009

Due Ore E Sedici Minuti Al Telefono

"... mi son svegliato e... e sto pensando a te. Ricordo solo che... che ieri non eri con me... il sole ha cancellato tutto. Di colpo volo giu dal letto e corro li al telefono, parlo rido e tu, tu non sai perchè, parlo, t'amo e tu, tu non sai perchè..."

E' il grande Lucio a svegliarmi dal torpore. Perchè oggi è il 29 settembre, e non è un 29 settembre come tutti gli altri. E tanto non è mai stato un giorno qualsiasi. Ma oggi... oggi!, oggi è il 29 settembre ed io... parlo t'amo e tu... tu non sai perchè.

sabato, settembre 26, 2009

a questo punto me ne vado pure io a dormire, c'è un po' d'amarezza certo, lo devo dire, ma a volte mi piace far scorrere gli eventi...

Me ne sono accorto quasi subito, anzi forse prima di subito. Non so perchè, non so come ho fatto, io non mi accorgo mai di un cazzo. Ma che questo Joe Rokocoko, con la sua esistenza fantasma e fantasmagorica, potesse rappresentare un bel problema, bè... l'avevo capito da prima di subito.

Poi è successo quel che è successo.

I fatti mi danno ragione, ma solo se non sono talmente fatti da rimanere imbastiti. I fatti parlano chiaro, sono ineluttabili persino all'occhio inumano del Bagnino, l'uomo già uomo nel 1987 e ancora bambino nel 2009. Vi ho mai parlato di questa strana creatura che si aggira per il Dundas ordinando bucket di Corona e nachos con annessa salsina piccante?

Credo di aver fatto mille cose oggi. E sono quasi le due e la giornata non è finita. Parlo di musica house/elettronica con la Lindina, riascolto pezzi dimenticati (Danz, Baby when the light, A me ricordi il mare, sto impazzendo), faccio ordine per la partita di domani contro l'Alcione, anche se non abbiamo scampo; rileggo vecchi post miei e non, cerco il sonno mentre la Minou mi guarda con la testolina messa di sbieco dall'alto del suo davanzale, resisto alla tentazione di finirmi il pacchetto di Dixie che mi chiama dalla cucina. Ripenso agli infiniti se. Un libro di Pinketts, una capatina in ufficio, Mara che non mi saluta, Valeria che canta quel pezzo assurdo delle Scissors Sisters.

Camminavo per raggiungere l'Orion Square Garden Paradise Circus oggi pomeriggio, quando mi sono tornati in mente i progetti del vecchio Joe, che poi sarebbe il giovane Joe, ormai andato e sepolto. Il Joe quindicenne post-Premeno, che sognava passeggiate mano nella mano, che poi si sono realizzate ma tanto non erano come nei sogni. I sogni non andrebbero mai realizzati, chioserebbe Obdulio Varela, ma questo che parla è Joe, e non va bene. Joe dovrebbe starsene in disparte, perchè intorno a lui ci sono solo danni, fattoni e sbattimenti.

Anche se continuo a chiedermi quanto di me ci sia veramente in Joe. Perchè cazzo, un pochino Joe mi rappresenta. Non lo si può negare. Bisogna stare attenti, io lo dico sempre, a volte me ne dimentico ma cazzo, Joe è un pericolo pubblico. Va limitato.

Ma vuoi vedere che ho trovato proprio la cosa giusta da fare? Joe va limitato. Mi piace questa frase.

A quindici anni, di certo, non lo potevo sapere.

giovedì, settembre 24, 2009

Potrebbe Rivelarsi Un Problema!

Samuel Eto'o, Samuel Eto'o, Samuel Samuel Samuel Eto'o.


















Anche se la Morosona conferma la sua tesi iniziale: Samuel Eto'o ha il culo a bauletto.

"Ma Tu Mi Vuoi Far Tagliare Stasera".

Sempre verso le tre di notte, poco dopo la fuga del Bagnino, viene lì l'Eli e mi chiede di mettere su un po' di Vasco. Non le posso dire di no, per motivi che non sto a spiegare (ma ce ne sono, eccome se ce ne sono!). Ho un po' di canzoni di Vasco sul Touch, non moltissime a dir la verità. Si parte con Anima Fragile, poi via in ordine alfabetico. In realtà Anima Fragile la skippo perchè dai, non si può. Parte allora Canzone, e a sto punto dopo le prime tre note non posso mica mandare avanti, le ragazze qua sono già in delirio. Cantiamo e ci affratelliamo in un unico, immenso, sciagurato abbraccio. Questo è Vasco, alle tre di notte nel peggior bar di Caracas a soli venti minuti dal Duomo di Milano. E' un piccolo mondo che va avanti pur cercando allo stesso tempo di auto-distruggersi. Siamo noi, siamo i migliori amici di Vasco che è qui, non solo idealmente, non solo con la voce a farci compagnia, ma nei nostri gesti nei nostri sguardi, in ogni sorso di birra in più del dovuto. Ho perso il conto, ho perso il senso di sta serata iniziata, quando?, dieci ore fa?, quanto sarà stato? E quando un giorno ti incontreròòòòòò magari per la strada... magari proprio sotto casa tua... e allora non so a chi sto pensando, non mi ricordo più niente con mille Corona in corpo, che sono seguite a mille brindisi in quel di Albairate. E' stato splendido, e poi finisce tutto qui.

mercoledì, settembre 23, 2009

Fake


martedì, settembre 22, 2009

Fattori Ambientali?

L'ultima teoria che ho elaborato prevede che siano i succhi di frutta a farmi stare male. Porcammerda, ma nella vita di sto Joe Rokocoko c'è veramente una sorpresa dietro ad ogni angolo.