BREATHING UNDERWATER

ultimo giro di bevute. il bar sta chiudendo, il sole se ne va. dove andiamo per colazione? non troppo lontano. sono stanco amore. sono stanco.

mercoledì, novembre 29, 2017

Quella Magia.

Il Varanone, amico vero, uomo saggio, ricorrente personaggio di questo teatro sott'acqua, una volta mi ha detto che tra le mie ex fidanzate, vai a sapere perchè, ce n'è una che gli sta particolarmente a cuore, che è la sua preferita. Rese ben evidente questo concetto nell'ormai lontano 2008, quando mi regalò i biglietti per il concerto dei Pumpkins (ma puoi andarci solo con Audrey, sentenziò); chi se la scorda più Porcelina of the Vast Oceans in apertura... Ma lasciamo stare Billy Corgan e soci, anzi, tuffiamoci nel vasto oceano di ricordi perchè oggi, ventinovenovembre 2017, un sorriso questi ricordi me l'hanno strappato e di questi tempi, devo ammetterlo, anche un solo attimo di batticuore è merce rara, preziosissima.

Che poi, nel 1997 il Varanone era in tutt'altre faccende affaccendato, diciamocelo.
Io invece camminavo per via Paleocapa, in un sabato pomeriggio piovoso, mano nella mano con questa ragazza dal viso d'angelo e dallo sguardo ammaliante, incurante dell'orario e delle incombenze: avevo spaccato le scarpe da calcio nell'ultimo allenamento, e per l'indomani ne avevo bisogno un paio nuovo (scelsi le ValSport gialle fluorescenti, migior acquisto della mia vita).

Il pullman partì e quell'ingenuo bacio sulle labbra decretò l'inizio di tutto.

"Vent'anni.", le scrivo oggi pomeriggio su whatsapp.

Abbiamo ancora la forza di raccontarci, di emozionarci, di riviverci. Restiamo sul vago perchè onestamente non c'è tempo nè modo per tutto il resto, il bello è anche questo, le vite sono andate avanti anche se a volte non ci sentiamo molto diversi da allora. G. ti adora, sai? E chi è che non lo fa. Sai, ho parlato spesso di te negli ultimi due anni, sarà per via del ritorno di Twin Peaks, chi lo sa. 

So per certo che il Varano non è l'unico ad adorarti, per esempio. So che chiunque faccia parte della mia vita sa chi è Audrey, che cosa significa Audrey, che valore ha Audrey. So che il cuore sussulterà sempre ripensando agli Embrace, a Wyclef Jean, la metropolitana di Vienna e Buffalo '66. I nostri pomeriggi all'Eliseo, le corse per il pullman alle undici di sera, le lettere scritte a mano e le mattine in via Cerano. Le partite a carte a Vittorio Veneto, la ziona con il volume della tele sempre al massimo, la pizzeria l'Incontro sullo stradone pieno di camion. Le gite in bici, la spesa al Billa, un pomeriggio ti vengo a trovare a Legnano e ti trovo mezza brilla sdraiata in cucina; il buon Fabri mi chiamò, quella sera, posso vedermi seduto al tavolo di fronte alla lavagna (I SEND THIS SMILE OVER TO YOU). E poi ancora Mao, Moltheni, le tue vacanze a Daytona Beach, i Mùm e Noi Albinoi, l'orso gigante per il nostro primo anniversario, i gin lemon casalinghi, le gite a Jesolo, la corsa a Capodanno per venirti a prendere in Stazione Centrale. Il tempo passa ma quel noi non passa mai.

Giocavamo a fare i grandi, era bello, tento di concludere per non farmi travolgere.
Quella magia mi ha cambiato per sempre, risponde.
Auguri a noi, è sempre bello questo giorno, e sorrido un po' stupito mentre la metro mi riporta a casa.


E' vero. sempre romantico. Tanti auguri a noi. A noi sedicenni e a noi trentaseienni. 
Ti voglio bene.

Ventinovenovembre.


Audrey resterà sempre Audrey.

domenica, novembre 26, 2017

Getafe.

Ogni tanto torno, ogni tanto sento che devo tornare. Una passeggiata nei ricordi, un passo sconclusionato verso il presente e, chi lo sa, anche il futuro. Mi concedo incontri fortuiti in via Pompeo Neri, teatro di sogni, aneddoti epocali e confessioni leggendarie. Parliamo un po' ma ultimamente ho sempre il sospetto di non sapermi esprimere; è così da sempre?, a volte me lo chiedo. Sista.Ste.Herself mi rassicura e mi stringe in un abbraccio con le sue poderose braccia che parcheggiano senza servosterzo, ci promettiamo un aperitivo e sarò in grado di mantenere quanto detto. Non ora, certo, che devo piazzarmi un attimo su quella panchina e quell'attimo diventerà una telefonata di quasi due ore; la sorellona sa motivarmi ma io cerco di sgusciare via come Messi contro il Getafe. Cerco chiarezza, cerco punti fermi, cerco entusiasmo, cerco troppo e dimentico che in fondo ho già trovato qualcosa di insperato; come dicevo alla Silvye non è manna dal cielo, è un arcobaleno in mezzo al ciclone. Sista.Ste, la Silvye, la Sorellona, c'è una S lunga un chilometro in ogni giorno della mia settimana, ed è un delitto non esserne orgoglioso, è una colpa chiudere gli occhi e non vedere, è un difetto terribile volersi crogiolare in un dolore che, tanto, non passa e non passerà facilmente. Bisogna accettarlo, Joe, se tutti ti dicono che la strada è giusta, che ti vedono bene, non può essere un caso. Tanto al caso non ci credi. Tu credi nei ritorni, nelle rinascite, nelle corse perdifiato e negli sguardi che parlano. Non scalciare, perdi tempo ed energie fondamentali. "ADESSOOOO!" gridava Chicco in curva quando la partita era tesa ed il risultato in bilico. 

Adesso.
E non c'è scampo, non c'è scelta, non c'è altra strada.

Ogni tanto sento che devo tornare. 

sabato, settembre 09, 2017

Un Sorriso Al Sole

E' l'una di pomeriggio, un giorno senza data precisa, forse è il 2011. Arrivo al dazio col 14 e, con molta probabilità, la devo aspettare per qualche minuto.
Arriva la Musa, intesa come macchina.
Parcheggia, scende, si dirige verso di me, sorride, la Musa vera e propria intendo.

Ci conosciamo da una decina d'anni, più o meno, ma non c'è una data precisa nemmeno in questo caso. Ci conosciamo da qualche mese, in realtà. Da quella famosa sera al Dundas, quando le ho detto torna più tardi, dai.
Da quella sera in poi, in effetti, ci siamo sempre e solo visti dopo il tramonto; ragion per cui questo incontro mattutino, pardon pomeridiano, alla luce del sole, rappresenta una prima volta che difficilmente dimenticheremo.

Cinque minuti insieme prima di andare, o tornare, al lavoro.

Cinque minuti di noi.
Un sorriso al sole. 
Il cuore che batte in un giorno senza data.

E' stato bello vederti.

lunedì, novembre 21, 2016

Patti

Mi sveglio prima dell'alba e il buio mi dà una manata secca in faccia. Ma è fine settembre e anche se non mi fido delle previsioni, potrebbe saltar fuori una bella giornata (sarà così, in effetti). Vatti a fidare del cielo di Torino, pardon, di Collegno che però è proprio lì attaccatissima.
Arrivo in stazione con il mio solito mastodontico anticipo, che mi si ritorce contro infine, perchè è talmente presto che per correre a prendere posto sul treno sono arrivato prima del tabellone luminoso. Ma va così, voglio che vada così ora e sempre. Salgo, mi bruciano gli occhi dal sonno, bello sono bello, devo dire, giacca cravatta e queste scarpe di Timoteo che mi faranno impazzire (sarà così, in effetti).
Sul treno mi godo la solitudine fino a Novara, poi tre nigerianone mi importunano ma non c'è spazio per litigi in questo tenero cuore di Milanese in trasferta. Oggi è un giorno speciale, lo diceva anche Battisti.

Il sindaco di Collegno se la ride, la Meravijosa un po' meno, ride e piange e ride e piange, io non ci ho ancora fatto l'abitudine e sono anni ormai, per chi non la conosce è davvero uno spasso. Una testimone così dove la trovi?, penso per un istante, parole dolci non passano inosservate (e bravo il sindaco!) anche se mi fisso a un certo punto, perchè voglio scattare una bella foto e non ci riesco (la Meravijosa sentenzierà che, invece, mi è venuta proprio bene).

Ed è in quel momento, forse ispirato dal sindaco col faccione simpatico, che mi lascio trasportare finalmente: li guardo mano nella mano, belli emozionati e innamorati, e in testa visualizzo la chiave, che poi non è una chiave, sembra un badge, dell'appartamento di Franci a Sesto. Quella chiave è stata a casa nostra per tanti mesi, la custodivamo con attenzione spasmodica, quasi paranoica, perchè su tutto si può scherzare tranne sulla chiave di Franci.

Che Franci potrebbe aver bisogno di Giulia, e di noi in fondo, e noi dobbiamo avere la chiave ed essere pronti e carichi e reattivi, che Franci se lo merita dopo tutto quello che ha passato, ed ogni volta che ho rivolto lo sguardo verso la chiave (praticamente ogni giorno, visto che giaceva insieme alle nostre), quella chiave che sembra un badge, mi sono chiesto come facesse a sopportare tutto quanto, da sola, e quanta forza un essere umano debba tirar fuori per non farsi travolgere inesorabilmente. Ed ogni sguardo distratto diventava un interrogativo quasi inquietante, da scacciare per non farsi prendere dallo sconforto, e chissà Franci come farà, e chissà Franci se ce la farà.

E ora siamo qui e Franci ce l'ha fatta.


Un secondo dopo infilo la testa nello smartphone, perchè va bene la Meravijosa che è in preda all'euforia, ma dal fidanzato della testimone ci si aspetta un po' di contegno, suvvia, cosa sono quei lacrimoni.

Allora mi nascondo e mi strozzo, poi spazzo via gli antichi interrogativi, un sole pazzesco saluta la nostra festicciola improvvisata in piazza, poi Patti col mal di piedi sentenzia che è ora di salire in macchina, che la giornata è ancora lunga.

Chiudiamo otto ore dopo, sul balcone di casa dei neosposini, e Franci è essenziale ed indimenticabile: io davvero non so come avrei fatto, se non avessi incontrato Giulia nella mia vita.



lunedì, giugno 27, 2016

Vinciamo Noi, Grace.

Rimane una scritta sul muro sopra il caminetto, a fine serata; una citazione forse poco colta ma puntuale, di un'efficacia perforante, una rivendicazione di speranza senza tregua. Vinciamo noi perchè abbiamo già vinto, noi che qui abbiamo bevuto, ballato e pianto, come in fondo dovrebbe sempre essere.

Mi agito in consolle alla ricerca di un pezzo di apertura, il Varano mi dà una mano ma non trovo Tribute dei PastaBoys, forse meglio così. TestaDiCane mi delizia con le sue perle che riempiono lo spirito, ci scambiamo un paio di cartellini gialli a vicenda per via dei miei fazzolettini Tempo visto che i Fria hanno fatto, per l'appunto, il loro tempo. Mangiare abbiamo mangiato, parlare abbiamo parlato, sono stato perfino redarguito dalla MarySuperStar che su un certo argomento ha sempre ragione (pensa a quelli che vorrebbero ma non possono: e cazzo, tu che puoi, cosa fai?); per bere c'è tutta la sera, ora si tratta di agitarsi un po', giusto per scrollarsi di dosso quell'inquietudine che ci ha portati qui alla White per l'ultima volta. Mi immergo tra mille playlist e la serata si scalda, il Varanone mixa senza controllo e senza doppia uscita, ma come fa?, CalamityGiuly comincia il suo show ed il Bagnino... bè, il Bagnino accende la macchina del fumo e da lì i gesti si fanno confusi, ed i ricordi cominciano ad annebbiarsi.

Ma è una nebbia sottile. Viaggio nel 2008 con Bucovina e To be with you, avevamo sogni e freschezza, tanta vodka e voglia di stare insieme. E balliamo allora, che tutto passa mentre Hombre risuona ad un volume illegale ed il dj non sa trattenere qualche lacrimona. Il viaggio è appena cominciato ma devo, voglio chiuderlo in fretta, gironzolo per le stanze che mi hanno accolto in tempi diversi ma devo chiudere in fretta ogni porta. Due ore in consolle mi sembrano un'eternità ma voglio rendere omaggio al meglio a questo luogo di sentimenti spaventosi ed immortali.

Richiamo Sista.Ste.Herself a parlare d'amore come solo Kidro e Double exposure, poi abbraccio Sere ma è un fluire incontenibile di ricordi da scacciare. Calamity è una strobo impazzita che non vuole fermarsi, la scruto dalla consolle e rimango sembre abbagliato; portami una sambuchina va', che brindo con il Polpettino prima della tanto agognata Spirale Ovale. Si riparte per l'ultimo giro della giostra, ho dato tutto ma mi manca di parlottare un po' col Bagninazzo, evidentemente. Poteva essere la casa della vita, ma non lo è stata, non avrà il senso della frase ma sa farsi capire bene, quando vuole. Ci siamo abbracciati davanti alla cassa ed in quel preciso momento, non potendo sentire le reciproche parole, abbiamo dovuto ascoltare qualche voce più profonda. Dannazione, sta per finire... adesso arriva Hey there Delilah ed è veramente finita.

Rimane una scritta sul muro, a fine serata. Un grido disperato che è fame di vita e di riscatto. Vinciamo noi, ne sono sicuro. Perchè non perderemo questo spirito, questa voglia, questa compattezza propria di un muro fatto di tanti singoli mattoni. Abbiamo senso solo se stiamo insieme, ma questo lo sapevamo già.

Addio WhiteHouse, potevi essere la casa della vita, ed in fondo lo sei davvero stata.

domenica, gennaio 03, 2016

Oltre La Fine

Ho scritto tante volte del Dundas. Così tante eppure manca ancora molto da dire. Scherzo con i miei compari su whatsapp, il Dundas è di chi lo ama, ci credo veramente anche se per pochi secondi. Il Dundas è chiuso, tanto per intenderci. Finito. Andato. Venduto.

C'è gioia, perchè negarlo in fondo?, per Silvietto. Certo è un misto. Certo c'è amarezza, certo c'è tristezza, certo mille ricordi vengono e verranno a bussare. Ma Silvietto è felice, ed io, amaramente, lo sono con lui. Devo esserlo.


Entro sapendo che sarà l'ultima volta, esco sapendo che è stata l'ultima. Cerco di assaporare ogni momento, l'oste ci ha offerto una birra in lattina di dubbio gusto ma è giusto così; beviamo un sorso per brindare, non ci affanniamo nemmeno con la musica, andiamo a ruota libera, io e Montalbano volevamo esserci ed ora eccoci qua. Il prode Silvietto si mette da questa parte del balcone, non è certo la prima volta ma questa ha un sapore diverso. Sono quasi le due e ci scappa una gita al Mac. Iniziamo con le marachelle, ben sintetizzate al tavolone pieno di avanzi e vassoi: ci dobbiamo ancora abituare... a vederci nel mondo reale.

Rimane un ultimo tentativo con la Polaroid, che miracolosamente va a buon fine. Ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo, andiamo a casetta che vi offro un cafferino, ma occhio a Black, quando entrate dovete salutarlo. Non c'è tempo nemmeno per ricordarsi di quella volta che... Ho scritto così tante volte del Dundas, eppure manca ancora molto da dire.


Ma insomma, c'è tempo per l'immortalità. C'è tempo per rivivere. Io mi godo quello che abbiamo costruito in questi dodici anni. Sul frigo un mini-magnete mi racconta quest'ultimo capitolo. Gli altri ce li ho bene in mente. Verranno fuori, promesso.

Secondo me ci divertiremo ancora.

mercoledì, dicembre 16, 2015

Chissà Se a Marcelo Brozovic Piace Phoenix Dei Daftpunk

Oooooooooh il Varano
è l'eroe

degli ultrà

Faccio tante promesse e ne mantengo forse un centesimo. In quel centesimo di Paperoniana memoria mi destreggio come posso, come riesco, forse come voglio. Brozovic è un selvaggio, mi suggerisce Lele Adani, parla un linguaggio calcistico evoluto ed è per questo che me ne sono innamorato. Mi confido col Varano, perchè quando devi confidare un innamoramento un po' imbarazzante il Varano è una garanzia; la sua non è saggezza, è presenza. Scostante, alcolica, ciclistica, cinematografica, ma sempre presenza. E lui risponde in mezzo secondo come nemmeno speravo; la tempistica è importante, una volta nel 2007 ha risposto alle tre del mattino nel tempo tra largo Scalabrini e via Bellini, e sapete bene che tendo a non dimenticare.


Ha fatto il tatuaggio di nascosto da papà

La Meravijosa se la ride eccome quando mi vede alle prese con aspirapolvere, MocioVileda, maledetti piatti da lavare e un ordine impossibile da trovare; ma rido anch'io, e di gusto, e questo già potrebbe spiegare tutto. Regalami la maglia gialla, che anche il Varanone ha detto che è stupenda. Ce la ridiamo insieme, pensando alla sua prossima trasferta, alla mia solitudine forzata ed all'indigestione di Sky che ne seguirà: se potesse, la Meravija mi sbatterebbe fuori di casa a calci nel deretano, ma ho paura della visita fiscale e devo starmene buono. Puntuale come la spesa dell'Esselunga, il medico arriva un po' stranito dalla mia accoglienza; ma ho la scusa del citofono guasto, e penso che non lo riparerò mai. Ho fatto tante promesse, a volte non so nemmeno perchè.

Ma quando torna a casa le valigie troverà

Bere, bè, beviamo. Poi ci sono i trucchi gli inganni e le cicche alla macchinetta. Fatto sta che a Casetta ogni sera è Carnevale ed ogni Carnevale è Capodanno. Forse non tutti sanno che il Dundas potrebbe cessare di esistere, ed io devo portarmi avanti; una volta al Dundas mi sentivo come a casa, un domani voglio sentirmi a casa come al Dundas. Ci sto lavorando. ed è a quel punto che sbrago, per via di un'ubriachezza appena accennata, promettendo al Varano che tornerò a scrivere. Ma non posso darmi un limite troppo ampio, devo esagerare e mettermi alle strette. Domani ti dedico un post, in onore dei vecchi tempi, del fluido, di Marcelo Brozovic e di questa antica amicizia.

Sta tutto in quel centesimo di promesse mantenute.

venerdì, marzo 06, 2015

Cosa Si Riscopre Ogni Tanto













I've been out walking
I don't do too much talking these days
These days
These days I seem to think a lot
About the things that I forgot to do
And all the times I had the chance to

martedì, marzo 03, 2015

Emily Doesn't Just Break Rules... She Breaks Hearts.

In fondo sono sicuro che da qualche parte nell'universo sconosciuto tutto questo abbia senso e dimora; esistono ancora Attore&Carletto che vagano per il cortile, giocano "alla mummia" e salgono in casa a nascondersi scofanandosi panini salame e peperoni; esistono DjSuperfico e DjPieralbertino che registrano ore di cazzeggio pomeridiano sul CantaTu, tra una puntata di Bayside School ed un album di foto da sfogliare all'infinito; esistono D'Arcy e Damon, i capolavori sconosciuti all'Eliseo ed una scritta sulla lavagna in cucina; esistono ancora tutti questi personaggi, esistono le loro storie, i loro segreti, le loro gioiose, sconclusionate -e a volte romantiche- follie. Esistono ed esisteranno per sempre. Così come esisterà ancora Joe Rokocoko, che tra poco si congeda dopo dieci anni di altalenante, eterea, graffiante attività scrittoria. E' giusto sottolineare che niente andrà perduto. No, non potrei mai perdonarmelo.

Ma è tempo di ammettere a me stesso che, questa volta, non c'è davvero più tempo.

venerdì, gennaio 23, 2015

Sono Tutte Finali.

Certo che gli Australian Open mi rilassano, sapeste che pacchia! Da quando i miei turni di lavoro si sono diradati a dismisura, ogni tanto mi concedo qualche piccola dissolutezza televisiva; c'è da dire che Sky non sempre aiuta, e tra NBA, Griffin e qualche film cult potrei andare avanti secoli. Intanto però, sono quasi tre mesi che lavoro poco e penso troppo; d'altro canto, sono tre anni che la Meravija appartiene al mio magico mondo e questo spazza via un po' tutti i pensieri neri. 

Certo, so bene che Baghdatis è stato un buon giocatore ma Dimitrov è in ascesa, sembra esserci poca storia. Il tennis però è bello proprio perchè è una sentenza dalla quale non puoi mai sfuggire; vinci se hai la forza di vincere, altrimenti puoi sempre perdere. In ogni scambio, in ogni momento della partita la svolta positiva o negativa è lì che ti aspetta. Non vinci perchè sei in vantaggio dopo sessanta novanta o chissà quanti minuti. Vinci se arrivi a giocarti quel cazzo di match point e poi lo conquisti. Altrimenti sei ancora in gara, e finchè la vittoria è in gioco ti tocca faticare. Mi è sempre piaciuto il tennis, perchè ti fa soffrire anche da semplice spettatore neutrale (è difficile, ma succede).

La Sylvie giustamente viene a controllare, di tanto in tanto, ed io non posso non premiarla con una piccola citazione, anche se lei col tennis si addormenta dopo dieci minuti. Vorrei esserne capace anch'io (con il commento in lingua "originale" comunque ci riuscirei), ma forse ho altre doti nascoste.

Non certo nel tennis, sia chiaro (come potete ammirare qui, non ho mai avuto grande dimestichezza con la racchetta). Forse solo nel buttarmi via sono un bel prospetto. Ma non vorrei montarmi troppo la testa, che c'è ancora tanto tempo e d'ora in poi sono tutte finali, come diceva sempre il caro e vecchio Capitan Javier.

 Ma penserò a tutto quanto da domani in avanti, da buon procrastinatore quale sono. Oggi voglio festeggiare, festeggiarLa, festeggiarCi. Se in fondo non mi sono davvero buttato via, una ragione c'è, da tre anni a questa parte, e mi sembra proprio il caso di sorridere.
 

giovedì, gennaio 22, 2015

LTMA.


Fino a Marzo C'è Tempo

Ci incrociamo ancora, di tanto in tanto; all'inizio c'è sempre un po' di imbarazzo, anche se prima e soprattutto dopo non ne capisco il motivo. Ma all'inizio c'è sempre. Insieme ne abbiamo passate di tutti i colori, ma quando ci rivediamo dopo un po' di tempo non sappiamo mai da che parte cominciare. A volte basta una battuta, un ricordo, una gag dimenticata da secoli. Allora Joe, so che stai per partire...

E non posso mica mentire. Sì, la data si avvicina. Non sono pronto perchè tanto non sono mai pronto, e questa mia consapevolezza mi rende paradossalmente pronto. Più pronto di chi a differenza mia è nato pronto. E poi non sono solo, anche se alcune scelte sono soltanto mie. Ma so che devo andare, non ci sono altre strade. Chiudo questo capitolo, e so che mi capirai. Sta bene anche a te in fondo, non vedersi più. Sarà strano, ma è logico, mormora.


Se la mena sempre con sta cosa della logica. E' logico, non è logico, una divisione manichea che secede in modo inequivocabile ogni ambito della vita; si riempie la testa di logica, ne rimane soffocato, gira intorno alla soluzione mille volte ma preferisce sfiorarla delicatamente piuttosto che andarci incontro a mille all'ora. Per questo ha sempre avuto bisogno di me. Per questo è sempre esistito il caro e vecchio Joe. Ma ci stiamo davvero dicendo addio?

Non ora, certo. Ma a marzo saranno passati dieci anni dal nostro primo incontro, ed è ora che il proprietario di questo teatro sott'acqua cominci a valutare altre soluzioni, battere altri sentieri.

Tanto saprà sempre dove trovarmi, anche se non sarò qui.

mercoledì, dicembre 31, 2014

Quella Volta Del Mekan.

Dovrei chiamare il Perkovic per chiedergli se si ricorda il kebab che ci siamo sparati al Mekan di via Troya esattamente dieci anni orsono, ma di corsa e senza farci sgamare se no le ragazze s'incazzano, sì gli dico ok però cazzo non ho pranzato e anche se sono le quattro e stasera c'è il cenone io un kebab me lo mangio, prima però andiamo da Romanò e Midolo a ritirare questi esami del sangue... è dolce cazzeggiare quanto il tuo compare di sventura è talmente fulminato da seguirti in ogni dove; io lo amerò sempre il Perkovic, perchè mi ha fatto conoscere Junior Jack e tendo a non dimenticare questi particolari. Ma non lo chiamerò perchè tanto figuriamoci, quel pomeriggio mi rivelò di sentirsi "un po' troppo distratto" in quel periodo, soffocai una risata e superata la cascina sulla destra, mangiai una cicca e dichiarai subito di aver mangiato un kebab per poi poter dire che era uno scherzo, che se la Socina la Sylvie la Sarina avessero scoperto il nostro tradimento culinario avrebbero scotennato lui e girodichigliato me. La White come non avremmo mai più vissuta, la DeepBlue come non sarebbe mai più stata, in questo pomeriggio di ricordi decennali fa chiaramente strano ripensare a tutto quanto ma è inevitabile, Fabri mi ha chiesto di recente come cazzo faccio a ricordarmi particolari infinitesimali risalenti al millennio scorso, la risposta non la vuole sapere nessuno ma è in questi (quasi) dieci anni di blog. Tempo di anniversari, tempi di svolte, tempo di riascoltare Seal e non farsi travolgere, che tra otto ore mettiamo nel ricordatoio il 2014 e devo cercare di stare concentrato. Now that your rose is in bloom, a light hits the gloom on the gray. Ne è passato di tempo, vecchio zingaro bastardo. Se solo avessi la voglia di ritrovare qualche foto. Ma è sempre tardi, in fin dei conti scrivo senza progetto, mi boicotto da solo perchè produco solo quando sono alle strette, non posso pianificare, devo improvvisare. Ma solo qui. Il 2015 sarà proprio il contrario. Il momento è arrivato anche per me, anche per noi Giulia. Io non vedo l'ora di brindare a mezzanotte.

giovedì, novembre 27, 2014

Caracollare.

La puntata di Willy il principe di Bel Air in cui Jazz finge di essere Raphael De Laghetto. Il pianoforte in Who to call di Soulphiction, ma soprattutto i violini in Mellon Collie and the Infinite Sadness (non specifico l'artista per ovvie ragioni). La puntata dei Simpson in cui Homer spiega alla sua famiglia dove sono tutte le foto che ritraggono la piccola Meggie e quel cartello YOU ARE HERE FOR HER che riesce sempre a farmi commuovere. La Kalik. Immalinconirmi al Dundas e pensare che il tempo passato abbia avuto un senso. Le mattinate alla WhiteHouse giù in taverna a studiare per un esame che non ho mai dato. Il gol di Romario in Barcellona-Real del gennaio '94; riceve palla al limite, stoppa, si gira, tre falcate, tocco d'esterno nell'angolino e di corsa sotto la curva. Chiedersi se alla fine Dylan e Kelly, pardon, Luke Perry e Jennie Garth si siano veramente innamorati. Il dialogo finale tra Leonardo DiCaprio e Mark Ruffalo in Shutter Island. L'aria pulita ed i colori di Milano nelle giornate ventose. Il sorriso di Giulia. L'atmosfera rassicurante di Veronica Mars. Il rientro a casa in bicicletta dopo il matrimonio del Bagnino a KeyWest. Le coccole della Minou, e quelle di Rocco. L'FC Internazionale. Peter Griffin che canta lo spirito del Massachussets è lo stesso dell'America. DiDiomete che esce per ultimo dal ghiaccio a Vipiteno, reagisce agli insulti del pubblico ed invita gli spettatori a fare a botte, poi corre a docciarsi ed esce per primo dallo spogliatoio per venire a salutare i tifosi. La domenica mattina all'Orion Square Garden Paradise Circus. Il picnic a Travedona al matrimonio del Bagnino. Il motto latino Etiamsi omnes, ego non. Ascoltare Fast Lane in macchina con il Polpettino. Sognare di diventare vicino di casa della Sylvie e del Polpettino. Le prime duecento pagine della biografia di Mike Tyson. L'aperitivo con le sedie fuori dalla porta di casa, sul marciapiede stretto stretto, alla Barceloneta. The Artist is Present di Marina Abramovic. Dockyard di Paul Kalkbrenner. Le chiacchiere via WhatsApp con Fabri ricordando Mao e i tempi del liceo. Josè Mourinho. Il documentario Four Days in October sulla vittoria del titolo dei Boston Red Sox dopo 86 anni di maledizione. La scena di Spring Breakers in cui James Franco suona al pianoforte Everytime di Britney Spears. La giravolta palla al piede di Iniesta contro il Paris Saint Germain, la sua andatura caracollante in generale. David Lynch che annuncia il ritorno di Twin Peaks dopo venticinque anni, e la puntata in cui Audrey si trova di fronte a suo padre nello stanzino del One Eyed Jack. Harvey Keitel cattivo tenente che risolve una disputa dopo una tentata rapina al minimarket. Mia'amma che ha impostato come suoneria del cellulare Aaron di Paul Kalkbrenner. La puntata di Coupling in cui i protagonisti vanno al funerale e parte il tic dello sghignazzo. L'ingresso dei tamburi nella curva del Boca Juniors. Piangere da solo sul tram che mi porta al lavoro cantando Flinch di Alanis Morissette. La puntata di How I met your mother in cui nasce il figlio di Lily e Marshall. Marco Paolini che racconta la tragedia del Vajont. La poesia dedicata a Gabriele Sandri. I pisani a Lecce che cantano i celerini sulla ragnatela. Matthew McConaughey da impazzire in True Detective. Il Varano che mi abbraccia al matrimonio del Bagnino a Travedona. Stare in macchina con la Meravijosa sotto casa a parlare per ore. Tommasi e Clerici. Celentano e Pozzetto meravigliosi alla fine di Lui è peggio di me. I discorsi di TommyBoy. Massimino che sta quarantatre minuti al telefono per rassicurarmi. E se non fosse finita qua.

mercoledì, novembre 12, 2014

Poltroncina Magica

La stanza è gigantesca, per una persona sola, ma d'altra parte siamo in una clinica privata, cosa ti aspetti? Il letto è in centro, c'è spazio, i finestroni regalano una vista spettacolare che al settimo piano si domina Milano. La sorellona dormicchia, bofonchia, a tratti è lucidissima, poi si riaddormenta dopo tre minuti; l'anestesia è così. Fa caldissimo, poi freddo, mi godo questa poltrona col telecomandino e mi torna in mente la scena di Homer Simpson che muove il letto d'ospedale su e giù. Ridacchio da solo, insisto con lo schienale, e il poggiagambe, e poi ancora lo schienale che ora è troppo disteso; faccio impazzire mia sorella, eppure è lei la degente. Quando trovo finalmente pace, posso coprirmi con una felpa e chiudere gli occhi. Non ho fatto colazione, come mio solito, non ho nemmeno pranzato e non ho fame. Un succo di frutta mi sta bastando, segno che c'è qualcosa che non va. Allora chiudo gli occhi, provo ad addormentarmi, devono arrivare telefonate, notizie, provvedimenti. Io aspetto qua, sulla poltroncina magica. Quando mi risveglio dal torpore è tutto finito. Non ho ancora fame, ma rabbia. La sorellona sta bene e questa è l'unica cosa che conta. Ma la strada è decisa. Mi mancavi, Breathing Underwater.

lunedì, luglio 14, 2014

The Three Princes Of Serendip

Si chiama serendipità e si verifica quando si scopre qualcosa di meraviglioso, o utile, o stupefacente, proprio mentre si stava cercando qualcos'altro. Mi metto alla ricerca di quel brano di 50cent con quel flow pazzesco, come si chiamava?, ah già Outta Control, ricordo i tempi del Rolling con le bottiglie al tavolo, i pizzini del Varano, la MarySuperStar sul palco e tutto il resto... la cerco su iTunes per riascoltarla, che se mi accorgo di averla in versione non ottimale me la ricompro e sto tranquillo. Schiaccio play e saltano fuori queste cinque note di pianoforte, un beat differente, avvolgente, ipnotico. Ma io ho cliccato su Outta Control com'è possibile che sia partita questa canzone? Ascolto meglio ed è impossibile non procedere all'acquisto, così indago, approfondisco, scopro; quel genio di Curtis James Jackson ha inciso due canzoni con lo stesso titolo, ed una più stratosferica dell'altra. Si chiama serendipità, l'ho già detto? La ascolto dieci volte, ma non bastano, il  clima si fa malinconico e sono appena tornato a Milano dopo il weekend a Diano con gli amici del Campione che tra meno di un mese si sposa. Mi fa impazzire Fifty perchè devi fare una fatica bestiale a seguirlo, al punto che spesso è inutile, quasi dannoso, cercare i suoi testi; imparando le parole si perde il gusto del controtempo, è serendipità al contrario. Ed è questa alla fine la parola del giorno, il tassello che sono riuscito ad incastrare, il senso che voglio dare a questi tre giorni. Bisogna fare fatica, una fatica bestiale, poi pazienza se il punto di arrivo non è quello programmato, certo ci vuole un po' di fortuna ma senza la tenacia chissà dove saremmo.

Domani compro i biglietti e sarò virtualmente in America, il continente della serendipità per eccellenza. Chiudo gli occhi e do la buonanotte a Colombo, Fleming e tutti gli altri. La ascolto solo un paio di volte ancora, lo giuro.

lunedì, luglio 07, 2014

DOOKiE

Ho scritto a TommyBoy ma non ho ottenuto risposta, ed anche questo non aiuta, devo ammetterlo, anche se in tutto questo lui non c'entra nulla. Dopo due mesi di silenzio, forse c'è qualche cosa da dire, qualche scelta da spiegare. Ed ora parte The Path dei Purple Disco Machine e questo suono deep mi deve accompagnare in un viaggio spinoso. Ho scelto tante cose, ed ho scelto anche di sbagliare. Non so se per tre anni o per ventisei. Ma devo aver sbagliato, e parecchio, perchè non credo che ci si trovi nel punto in cui ci si trova soltanto per caso. Non posso e non voglio crederlo. Altrimenti tutto è lecito ma in un mondo senza valori e senza regole non ci voglio stare. Esistono scelte ed esistono valori. Ho scoperto tardi, troppo tardi, grazie ad amici indomabili e qualche donna paziente, che esistono altri colori oltre al nero e al fucsia. Me lo disse anche quel babbo di merda all'esame di maturità, la tua è una visione un po' manichea della realtà. Già. Allora ho concesso e mi sono concesso troppo, anche quando avrei dovuto mantenere antiche promesse, che però mi costavano troppo. La solita, vecchia vigliaccheria di un Joe che non deve esistere più. Non posso mentire a me stesso, Breathing è oltre lo specchio, allora sono complice, sono connivente, sono parte del problema; non sarò mai Ringhio e tu non sarai mai Luki, al massimo io Danny DeVito e tu Schwarzy, ma non si può andare oltre; perchè oltre a tutto c'è il rispetto, ci sono le risposte mai date, c'è stato il mio tentativo silenzioso di trasmetterti un disagio, un desiderio, quasi un destino. Ma tu non hai mai voluto fare i conti con te stesso ed allora li farò io per te; ma non voglio una vita morale, figuriamoci, sono già morto di regole e pressioni. E' che non accetto ingiustizie. Predico tanto e razzolo poco per quella paura di sbagliare che mi ha fatalmente accompagnato da che ho memoria; non accetto i miei errori ma riesco ancora a riconoscerli. E qui, di errori, ce ne sono stati parecchi. Prima di quelle due sambuche, prima di quella sera al Dundas, prima ancora della cassettina dei GreenDay. Qualcosa è andato storto, e non voglio più essere complice. Non inseguo la rettitudine morale ma non voglio sguazzare nel fango. Ed ora che sono a metà strada, e TommyBoy non risponde, a la Meravijosa fa quel che può, e Pianeta prova a rasserenarmi via whatsapp, non so se tenderti la mano o cercare di risalire da solo. Ci penso un po' su. Ma Breathing non sbaglia mai, ed anche questa è già una scelta.

giovedì, maggio 01, 2014

BLAUDZUN

Our heart feels like a foreign land
A land not safe from torment
The promises of no man's land

I dubbi che non dovrei avere, le preoccupazioni che provi a scacciare con un sorriso, il berretto da clochard anche se è OBEY, i capelli bagnati, il look troppo estivo per una notte maleficamente fredda; il ritorno a casa con quest'orecchio che mi fa impazzire, un ronzio devastante che rende difficile ascoltare, parlare, masticare, perfino stare in piedi (ma non scrivere, per fortuna). Le mille e più parole che vorrei ancora riuscire a pronunciare, sintassi permettendo sia chiaro; la disperazione cupa di questo pezzo sentito per caso in radio, io che la radio non la ascoltavo mai, mi accompagna in questa notte ronzante, mentre il Cholo festeggia e Josè rimugina; chiuso in questa stanza provo a danzare con i miei pensieri ma è impresa ardua. E pazienza se sembrerò angosciante, o fastidioso, o chissà cos'altro, non posso tenermi tutto dentro ed una soluzione, prima o poi, salterà fuori se davvero la vorrò trovare con tutto me stesso. Questa non è una promessa della terra di nessuno, è la mia parola contro la mia, è il valore che voglio dare a me, a te, a noi due, al tempo che è sempre giustiziere ma che ci ha dato un'altra possibilità; preziosa, irripetibile, inestimabile. Io ho tanti difetti ben visibili ad occhio nudo, ed un cazzo di pregio che invece tengo rintanato dietro un velo di fuorviante superficialità: io voglio capire. Sempre. E comunque. Voglio capire. E lo voglio a qualsiasi costo.

In questo istante, e fino all'eternità. Voglio capire.

lunedì, aprile 28, 2014

Potevamo Non Incontrarci Mai.

E se poi fosse tutto, semplicemente, un grande inganno.

lunedì, marzo 24, 2014

Sai Sempre Sorprendermi.

E così torni a trovarmi ogni tanto. Riesco spesso a prevedere il tuo arrivo, ma sai sempre sorprendermi e allora rimango a guardare il cielo, l'orizzonte, il vuoto; dopo un po' te ne vai ma so che tornerai. Non ci siamo mai detti addio e mai ce lo diremo. Anche se, non lo so.

E' solo un lampo questa sera, ma basta a scuotermi. Tu sei il mio demone, ma io non so chi sei. Mi sfuggi, ti mostri un istante appena, ed ogni volta hai un'andatura diversa, vorrei domarti ma sai sempre come difenderti, e colpirmi, e ferirmi a morte. Hai lo sguardo perso delle tre del mattino al Dundas, e la bellezza raggiante di un pomeriggio di sole a Travedona. Hai l'esuberanza di un quindicenne ed il mal di vivere di un disagiato. Sei la mia vita passata che torna a maledirmi.

Sei il vecchio Joe Rokocoko, o forse la sua nemesi.

Torni sempre, e tornerai ancora; anche se ci siamo abbracciati alla fine, e ci siamo detti mille cose che non ricordo, e ci siamo promessi reciproco rispetto ben sapendo come andrà a finire. Non è romantico questo gioco.

Sciagurata l'esistenza di chi non combatte le proprie battaglie. Io non voglio cercare scuse con te, non l'ho mai fatto e per questo continui a tormentarmi. Ma non mi avrai. Ti ho amato come si ama un sogno, e i sogni prima o poi svaniscono. Ora lo so. Da anni ormai lo so. Chiudo gli occhi ed il vento mi gela il collo, è ora di salire in macchina e partire. Sai dove trovarmi.